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L'ipocrita

Wed Jan 4, 2006, 11:40 AM
Come mi ero ripromessa, voglio cercare di trarre qualcosa di utile dalla storiaccia con l'ipocrita. Quindi ho iniziato a scribacchiare sul diario un ritratto del bel campione... Magari quando avrò terminato I ciechi prenderò sul serio l'intenzione di farne un racconto.
Nel frattempo...


L'IPOCRITA

L’ipocrita era belloccio. Non possedeva la grazia disarmante di G. né la fisionomia aperta e familiare di M., ma la sua espressione scanzonata e baldanzosa lo aiutava a trarre in inganno le persone meno smaliziate.
Era convinto di essere molto sfortunato e cercava perciò di rifarsi del proprio destino, a scapito di chiunque lo circondasse: i genitori, la fidanzata, gli amici, la passioncella di turno. Voleva tutto e subito e, per ottenerlo, inventava una menzogna dopo l’altra: sarebbe diventato un ottimo scrittore, se solo fosse stato più intelligente. Perché - diciamolo - il ragazzo non brillava certo per acume. Si credeva un seduttore formidabile. «Sono cresciuto fra mille difficoltà» diceva, levando uno scudo di carta a protezione della propria bassezza. «Ingannare me non è facile.» Non si rendeva conto di essere stato smascherato mille volte e mille volte assolto, in nome di quell’amore che non avrebbe meritato.
Scriveva molte lettere, riversando un gran numero di parole nel tentativo di affermare un’identità vacillante. Le sue frasi fiorivano di errori ortografici e strafalcioni d’ogni genere: nella smania di vivere (o, se preferite, tutto preso dall’illusione d’aver finalmente imboccato la strada giusta), di rado l’ipocrita trovava tempo e coraggio per guardare indietro.
Conobbe I. in ottobre e il mese dopo già l’amava alla follia. La pensava di giorno e la desiderava di notte, mentre divideva il letto con la fidanzata. «Io ti amo!» esclamava con sanguigno fervore. «E ti giuro che fino a oggi non l’avevo mai detto a nessuna!» (Per lui ogni volta era la prima.)
«Se fosse vero, come potresti accettare l’abbraccio di un’altra donna, nelle notti che trascorri lontano da me?» avrebbe voluto domandargli I., ma si tratteneva. Si limitava a sorridergli, fingendosi orgogliosa di quell’amore così modesto.
Nonostante l’affanno con cui cercava di conquistare la propria felicità personale, l’ipocrita non era mai soddisfatto e, quando crescevano la noia e il nervosismo, trovava comodo sfogarsi sulle due scioccherelle: del resto, non era forse colpa loro, se non riusciva a sentirsi del tutto appagato?
Nei momenti peggiori, I. lo cercava al telefono e lo implorava di confidarle le sue pene, sperando in questo modo di essergli utile. Ma il bellimbusto, in lotta col mondo intero, preferiva liquidarla in fretta: «Voglio restare solo, per riflettere. Mi farò vivo io, quando il malumore sarà passato». I., sbigottita, si ritirava in buon’ordine, senza comprendere. E il suo corpo, offeso da quei ripetuti dinieghi, si assottigliava sempre più.
Eppure ci ricascava sempre (con la tenace stupidità delle donne innamorate), quando lui tornava ad affettare sofferenza e contrizione. «Non sai quanto mi dispiaccia allontanarmi da te in certi momenti. Ma è più forte di me! E poi tu devi cercare di capire: mi trovo in una situazione molto difficile…»
Difficile, senza dubbio: doveva al tempo stesso tenere a bada I. («Porta pazienza… vedrai che un giorno potremo vivere la nostra storia alla luce del sole! Sono stanco quanto te di fingere, cosa credi?») e rassicurare la fidanzata («Amore mio, non devi temere nulla: tu sei la cosa più bella ch’io possieda!»).
Quando finalmente - in seguito all’intervento risolutivo di G. - si ruppe l’incanto, I. si sentì molto leggera e molto sciocca. Ripensò all’ipocrita dapprima con rabbia, poi con disgusto e, infine, con divertito distacco. Ritenne che fosse un peccato gettarsi tutto alle spalle senza cercare di ricavarne qualcosa di buono e perciò, dopo mesi, volle trasformare la vicenda in racconto. Compiuto l’esorcismo, tornò a respirare.
Dell’ipocrita non le rimanse altro che un’ultimo biglietto, scritto con la stizza di chi si è sentito rinfacciare cose assolutamente vere. «Tu non puoi giudicarmi in questo modo! Chi ti credi di essere? Pensi forse di poter montare in cattedra e condannarmi? Io…»
Io. Io. Io.

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carino o.o' lo voglio tutto!!! *_*

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Carinissimo .

:)

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Grazie. ^^ E giuro che è tutto vero!! >.>''

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